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Ambiente e refrigerazione, le scadenze del regolamento F-GAS europeo

La normativa F-Gas europea, disciplinata dal Regolamento UE 2024/573, stabilisce le regole per l’uso, il contenimento e la progressiva eliminazione dei gas fluorurati a effetto serra, responsabili del riscaldamento globale e ad alto impatto per l’ambiente in caso di loro dispersione.

Gli F-GAS sono gas frigorigeni, sostanze essenziali per il funzionamento di una serie di apparecchiature, come condizionatori d’aria e pompe di calore, sistemi antincendio a gas e chiller e impianti di refrigerazione.

Il nuovo regolamento impone nello specifico caso dei chiller limiti molto severi a partire dal primo gennaio 2027, per quanto concerne i nuovi impianti. I limiti si basano sul cosiddetto GWP, Global Warming Potential, e richiedono la dismissione dell’utilizzo di alcune tipologie di F-GAS e di contro il passaggio a gas a basso impatto ambientale o l’utilizzo di refrigeranti naturali.

I limiti nell’utilizzo di gas frigorigeni imposti per i chiller di nuova produzione variano quindi a seconda della potenza:

  • Fino a 12 kW di potenza: dal 1° gennaio 2027, divieto assoluto di utilizzare gas fluorurati con un GWP pari o superiore a 150 (salvo specifiche deroghe quando sia necessario soddisfare requisiti di sicurezza).
  • Oltre 12 kW di potenza: dal 1° gennaio 2027, è consentito l’uso di refrigeranti fluorurati esclusivamente con un GWP inferiore a 750.
  • Dal 1° gennaio 2032: è previsto un ulteriore inasprimento del regolamento, con il divieto totale di utilizzare qualsiasi gas fluorurato.

Immagine che mostra la tabella Tempco relativa alla nuova regolamentazione sugli F-GAS per la progressiva dismissione dell'utilizzo dei gas frigorigeni nei chiller.

Centraline di termoregolazione certificate IP55 per il food & beverage

Il comparto food & beverage presenta numerose esigenze di termoregolazione e controllo della temperatura nei diversi processi produttivi, nella preparazione e lavorazione degli alimenti. L’esigenza di una regolazione attenta delle temperature coinvolte nei diversi processi di lavorazione devono altresì rispondere a importanti e stringenti requisiti igienici, per garantire la qualità del prodotto, la sicurezza alimentare e tutelare la salute dei consumatori.

Le centraline di termoregolazione per impiego nelle linee di produzione del comparto alimentare e delle bevande devono di conseguenza rispondere a severi requisiti in termini di materiali e progettazione, con design igienico delle apparecchiature. Grazie a una verifica effettuata presso un ente notificato per la certificazione dei componenti interni delle nostre centraline di termoregolazione TREG, Tempco potrà dunque fornire centraline di termoregolazione certificate IP55. La certificazione IP55 di un componente indica nello specifico il livello di protezione di un dispositivo dall’ingresso di polvere e liquidi.

Immagine illustrativa delle centraline di termoregolazione Tempco TCU certificate IP55 per il controllo della temperatura nell'industria del food & beverage.

Si tratta di un importante ulteriore tassello che va a completare l’offerta di soluzioni per il controllo della temperatura nel settore food & beverage, in cui Tempco ha già una varietà di importanti e interessanti referenze, dalla lavorazione del cioccolato alla pasta, dai prodotti dolciari a latte, vino e birra, solo per citare alcuni esempi. La possibilità di offrire componenti interni delle nostre centraline realizzati specificamente con grado di protezione IP55, in modo da soddisfare le esigenze del mercato food & beverage che richiede la possibilità di lavare le apparecchiature con getti d’acqua, apre quindi una varietà di nuove opportunità applicative per Tempco, per servire ancora più da vicino le esigenze di termoregolazione nell’industria alimentare.

Impianti di raffreddamento: cosa verificare prima dell’estate per evitare fermi macchina

Con l’arrivo della stagione calda, gli impianti di raffreddamento sono chiamati a lavorare nelle condizioni più gravose dell’anno. Temperature esterne elevate riducono il differenziale termico disponibile, di conseguenza aumentano i carichi sui componenti e qualsiasi inefficienza già presente nel sistema ne risulta amplificata. Una verifica preventiva prima dell’estate è quindi essenziale per garantire continuità produttiva, prestazioni costanti e consumi sotto controllo.

Un impianto non correttamente verificato può andare incontro, nei mesi estivi, a una serie di problematiche tra loro collegate:

  • Riduzione della capacità di raffreddamento, con impossibilità di mantenere le condizioni di processo richieste
  • Aumento dei consumi energetici, perché l’impianto lavora fuori condizione per compensare le inefficienze
  • Allarmi e fermi improvvisi, spesso nei momenti di picco produttivo
  • Perdita di efficienza del processo a valle, con ricadute su qualità e produttività

Immagine illustrativa dei controlli e verifiche per la manutenzione preventiva degli impianti di raffreddamento prima che le temperature estreme della stagione estiva possano portare a fermi di produzione indesiderati.

Per affrontare i carichi estivi in sicurezza, è opportuno pianificare con anticipo una verifica sistematica dell’impianto. I principali punti da controllare sono i seguenti.

Pulizia e stato degli scambiatori di calore. Le superfici di scambio termico devono essere pulite e prive di depositi o incrostazioni. Anche uno strato sottile di fouling può ridurre sensibilmente il coefficiente globale di scambio U, degradando le prestazioni nominali dell’unità. La verifica deve includere sia il lato processo che il lato servizio.

Circuito idraulico e qualità dell’acqua. Incrostazioni nelle tubazioni, corrosione localizzata e degrado della qualità dell’acqua di raffreddamento sono tra le cause più frequenti di problemi durate il periodo estico. È importante controllare il pH, la durezza e la concentrazione di eventuali inibitori, oltre a verificare la corretta circolazione nei circuiti.

Componenti di ventilazione e condensazione. Nei dry cooler e nelle torri evaporative, la sezione di condensazione è la prima a risentire delle alte temperature esterne. Verificare il funzionamento corretto dei ventilatori, la pulizia del pacco alettato e l’assenza di ostruzioni al flusso d’aria è fondamentale per non penalizzare la capacità dell’unità.

Controllo funzionale generale. La verifica deve concludersi con un controllo funzionale complessivo: taratura dei controlli di temperatura e pressione, stato dei componenti di regolazione, gestione degli allarmi e verifica della corretta sequenza di funzionamento nelle condizioni di picco.

Una manutenzione preventiva condotta prima dell’estate permette di identificare e risolvere le criticità quando c’è ancora tempo per farlo con calma, evitando interventi in emergenza durante i periodi di massima produzione.

Scambiatori saldobrasati per le CDU nel raffreddamento a liquido dei data center

Tempco offre una gamma completa di scambiatori a piastre saldobrasati studiati e sviluppati pensando alle esigenze di raffreddamento dei data center, infrastrutture di calcolo la cui domanda è in fortissima crescita per rispondere alle esigenze delle nuove applicazioni di AI e high performance computing.

Tra le soluzioni di raffreddamento offerte da Tempco per i data center, particolare attenzione è rivolta alle più innovative tecnologie di raffreddamento a liquido, che offrono maggiore efficienza nella dissipazione del calore generato dai chip – e quindi una migliore regolazione della temperatura – grazie alla migliore conduttività dei liquidi rispetto alle tradizionali soluzioni di raffreddamento ad aria. Gli scambiatori saldobrasati Tempco fungono quindi da tecnologia chiave per le CDU – Coolant distribution units – impiegate nel raffreddamento a liquido dei data center ad alte prestazioni, strategico per ridurre l’impatto ambientale dei data center, aumentandone la sostenibilità e migliorando l’efficienza dei consumi energetici (PUE, power usage effectiveness).

La migliore gestione termica resa possibile dal raffreddamento a liquido permette inoltre ai data center di funzionare a densità di potenza più elevate, mantenendo alte prestazioni e affidabilità.

Immagine illustrativa dell'ecosistema di scambiatori saldobrasati Tempco per le CDU nel raffreddamento a liquido dei data center ad alte prestazioni.

Il raffreddamento a liquido di server e dispositivi elettronici impiega fluidi dielettrici, compatibili per il contatto diretto con chip e apparecchiature elettroniche, nel caso del raffreddamento a immersione diretta, o per applicazioni cold plates. Le cold plates sono particolari componenti impiegati nel raffreddamento a liquido di componenti elettronici, realizzati in metalli ad alta conducibilità termica (in genere rame o alluminio). Il chip o componente elettronico che si surriscalda è fissato direttamente alla cold plate, e il calore passa a questa per conduzione. Al suo interno il liquido refrigerante scorre in particolari strutture a micro canali, che aumentano enormemente la superficie di contatto con il metallo surriscaldato. Il liquido assorbe quindi il calore e, per mezzo di una piccola pompa, viene spinto fuori dalla cold plate verso uno scambiatore di calore o un chiller.

Oltre alla superiore efficienza di dissipazione del calore generato dai server, il raffreddamento a liquido offre anche un altro vantaggio fondamentale, ovvero la compattezza, consentendo di realizzare strutture di calcolo ad alta densità nei data center risparmiando spazio di installazione. La gamma di scambiatori saldobrasati Tempco per raffreddamento a liquido nei data center offre quindi dimensioni molto compatte, che permettono una facile integrazione nelle CDU all’interno dei rack o nelle architetture in-row, che possono servire fino a 10 rack.

Termoregolazione a norma UL per impregnazione fibre di carbonio

Per una interessante applicazione di un cliente, per un processo di impregnazione di fibre di carbonio e di altre fibre speciali, Tempco ha realizzato e consegnato una speciale centralina di termoregolazione a olio diatermico, con temperatura massima di progetto di 300° C. La temperatura di lavoro della centralina è 250° C, con una potenza di riscaldamento pari a 24 Kw (12+12) UL.

Un’importante caratteristica di questa centralina TCU è infatti la costruzione conforme a norme UL che stabiliscono gli standard di sicurezza per apparecchiature elettriche ed elettroniche per impiego nel mercato nordamericano. La certificazione UL permette quindi di esportare e installare le nostre centraline Tempco TREG anche per applicazioni negli Stati Uniti e Canada.

Immagine che mostra una centralina di termoregolazione Tempco a olio diatermico per impregnazione fibra di carbonio con costruzione a norma UL.

Questa particolare unità di termoregolazione ha sezione di raffreddamento con scambiatore a fascio tubiero, con anima in acciaio inox. La potenza di alimentazione della centralina è 575V-3Ph-60Hz-3Ph+T. Il circuito dell’olio è infine servito da una pompa a trascinamento magnetico UL 100 lt 30 mt. 2,8 KW. La scelta di impiegare una pompa a trascinamento magnetico, in alternativa alle classiche pompe a tenuta meccanica, è dovuta a questioni di sicurezza.

Le pompe a trascinamento magnetico eliminano infatti qualunque tipo di accoppiamento meccanico, sfruttando invece un accoppiamento magnetico tra l’albero motore e l’olio in pressione nella girante della pompa. L’esclusione di tenute meccaniche nel circuito di pompaggio elimina quindi ogni rischio di possibile perdita di olio diatermico ad altissima temperatura, garantendo la sicurezza dell’impianto, oltre a escludere rischi di cavitazione della pompa dovuti a infiltrazioni di aria.

Immagine che mostra una centralina di termoregolazione Tempco TCU a olio diatermico ad alta temperatura per processo di impregnazione fibra di carbonio e costruzione a norma UL.

Manuale Tempco per la richiesta di ricambi per scambiatori a piastre

Per garantire prestazioni termiche elevate e durata nel tempo, la scelta di ricambi originali per gli scambiatori di calore a piastre è essenziale. Per supportare gli utilizzatori nella corretta scelta e selezione dei ricambi originali per piastre e guarnizioni, Tempco ha quindi elaborato un apposito Manuale che permette alle aziende clienti di assicurare sempre i massimi livelli di efficienza e sicurezza operativa dei propri impianti.

Il team Tempco Service fornisce supporto tecnico per l’identificazione dei componenti, la verifica della compatibilità e la fornitura dei ricambi adeguati.

Innanzitutto occorre provvedere alla identificazione del modello di scambiatore, che è la base da cui partire per ogni richiesta di ricambi.

Il modello dello scambiatore può essere reperito da:

  • Targhetta identificativa applicata sullo scambiatore
  • Disegni tecnici o schede di calcolo termico
  • Documenti di fornitura Tempco

È utile fornire anche:

  • Numero di piastre montate
  • Tipo di guarnizione
  • Anno di fornitura o matricola

I due schemi sottostanti offrono quindi un prezioso supporto nella richiesta di parti di ricambio per piastre di scambio e guarnizioni.

Immagine che mostra lo schema per la guida alla selezione dei ricambi per le piastre di scambio termico negli scambiatori di calore a piastre.Immagine che mostra lo schema per la guida alla selezione dei ricambi per le guarnizioni negli scambiatori di calore a piastre.

Infine, alcuni ulteriori e utili suggerimenti:

  • Inviare foto chiare delle piastre e delle guarnizioni per un’identificazione rapida.
  • Indicare il fluido di processo e le condizioni operative.
  • Tempco può fornire ricondizionamento e rigenerazione piastre con test di tenuta.
  • Mantenere un set di guarnizioni di scorta riduce i tempi di fermo impianto.
  • Rispettare le coppie di serraggio consigliate al rimontaggio.

Immagine che mostra la Guida Tempco nella selezione dei ricambi per gli scambiatori di calore a piastre.

Immagine che mostra la Guida Tempco nella selezione dei ricambi per gli scambiatori di calore a piastre, per piastre e guarnizioni.

Termoregolazione con potenza modulante per reattore pharma

Le foto sotto mostrano una centralina di termoregolazione per olio diatermico ad alta temperatura, che Tempco ha realizzato e recentemente consegnato a un cliente per la regolazione della temperatura di un reattore farmaceutico.

Il controllo attento delle rampe di temperatura, in riscaldamento e raffreddamento, è cruciale perché avvengano le reazioni chimiche tra gli ingredienti nelle ricette di produzione del settore pharma, essenziali per l’efficacia e la qualità del prodotto finito e dei principi attivi.

L'immagine mostra una centralina di termoregolazione per olio diatermico ad alta temperatura per la regolazione della temperatura di un reattore farmaceutico.

La centralina in questione consente nello specifico di raggiungere una temperatura massima di lavoro di 300° C, grazie a una potenza di riscaldamento installata di 300 KW, con sezione di raffreddamento ad acqua. L’efficienza dell’impianto è garantita dalla regolazione modulante della potenza nella termoregolazione del reattore, che avviene mediante l’impiego di SCR tiristori. La centralina TCU è infine dotata di vaso di espansione remoto con una capacità di 1.500 litri.

L'immagine mostra una centralina di termoregolazione per olio diatermico ad alta temperatura con potenza modulante e riscaldamento fino a 300° C per la regolazione della temperatura di un reattore farmaceutico.

PCHE come gas turbine performance heater in applicazioni oil & gas

Gli scambiatori PCHE a circuito stampato trovano importanti applicazioni anche nel settore oil & gas, in funzione di Gas Turbine Performance Heater. Un tipo di applicazione che offre inoltre l’opportunità di trasformare il recupero termico in leva di performance.

Le turbine a gas sono infatti estremamente sensibili alle condizioni del fluido, in termini di temperatura, densità e stabilità del profilo termico. In molte applicazioni industriali (power generation, oil & gas, LNG, hydrogen-ready plants) un controllo fine della temperatura del gas è essenziale per migliorare l’efficienza, ridurre le instabilità operative e proteggere la macchine nelle condizioni transitorie. Ed è qui che entra in gioco il Gas Turbine Performance Heater.

Un Gas Turbine Performance Heater è in sostanza uno scambiatore progettato per il preriscaldamento del gas (aria, fuel gas, process gas), garantendo un ΔT controllato, elevata affidabilità e spesso in condizioni di alta pressione e servizio continuo. Tipiche applicazioni includono il fuel gas conditioning, intake air heating e sistemi di recupero di calore da circuiti olio/acqua calda/waste heat recovery.

Immagine AI che illustra le applicazioni degli scambiatori PCHE in impianti oil & gas come gas turbine performance heater, offrendo efficienza, compattezza, maggior stabilità operativa e aumento delle prestazioni.

Tempco propone gli scambiatori PCHE come particolarmente adatti a questo ruolo, in quanto consentono notevoli vantaggi chiave rispetto a soluzioni tradizionali (shell&tube):

  • Elevata compattezza
  • Resistenza a pressioni elevate (decine / centinaia di bar)
  • Perfetta stabilità termica anche con gradienti rapidi
  • Minimo accumulo di fluido → sicurezza + risposta veloce
  • Geometria dei canali ottimizzabile sul punto di lavoro reale

In applicazioni ‘performance-driven’ della turbina, questo fa la differenza.

PCHE + Turbine: un matrimonio tecnico intelligente
Nel ruolo di performance heater, il PCHE permette quindi:

  • Controllo molto preciso della temperatura gas in ingresso
  • Basse perdite di carico (se correttamente progettato)
  • Integrazione semplice in skid compatti
  • Funzionamento affidabile anche in:
    ◦ ambienti offshore
    ◦ cicli start/stop frequenti
    ◦ condizioni severe (H₂ blend, gas secchi, LNG boil-off)

Quando il focus è performance + affidabilità, il PCHE è spesso la scelta più ‘ingegneristica’, non solo la più compatta.

Un doppio vantaggio lo si ottiene quindi quando l’aumento delle performance viene raggiunto implementando un sistema di recupero termico: è qui che l’applicazione si fa molto interessante, quando il PCHE viene alimentato da:

  • circuiti di recupero calore
  • jacket water
  • olio caldo
  • waste heat di processo

Il risultato che si ottiene è un aumento del rendimento complessivo dell’impianto, la riduzione dei consumi ausiliari e un miglior controllo operativo della turbina.

Tempco si pone quindi come partner tecnologico strategico per lo sviluppo e l’implementazione di questo genere di applicazioni, fornendo non solo la tecnologia ma anche supporto per la parte di ingegneria, nella definizione del duty reale, per la verifica delle perdite di carico lato turbina – tema assai critico -, provvedendo quindi all’integrazione dei PCHE in skid completi e al dialogo tecnico con EPC e OEM turbine. Il PCHE non è infatti un componente standard, ma una soluzione da cucire sull’impianto.

In conclusione, l’impiego dei PCHE come Gas Turbine Performance Heater rappresenta una naturale evoluzione molto innovativa delle applicazioni ad alte prestazioni nel settore oil & gas, che risponde in maniera molto concreta alle esigenze di compattezza, sicurezza e controllo. Rappresentando un perfetto esempio di ingegneria termica applicata, come soluzione speciale e non standard a catalogo.

Termoregolazione per componenti custom in fibra di carbonio

Lo stampaggio di particolari in fibra di carbonio è un tipo di processo produttivo per richiede una particolare cura nella regolazione delle temperature, che per garantire la qualità dei materiali e le elevate prestazioni meccaniche e strutturali deve avvenire a elevati livelli di precisione e affidabilità nel controllo termico.

Tempco ha nel suo portafoglio di applicazioni già numerose centraline di termoregolazione realizzate per soddisfare le specifiche esigenze del controllo delle temperature nello stampaggio di componenti in fibra di carbonio. Nello specifico, quella nella foto sotto è una centralina di termoregolazione che abbiamo fornito di recente a un’azienda in provincia di Bergamo, specializzata nella realizzazione di componenti in fibra di carbonio custom per vetture ad alte prestazioni, ma anche per altri utilizzi.

Immagine che mostra una centralina di termoregolazione Tempco per il controllo termico nello stampaggio di particolari in fibra di carbonio per vetture ad alte prestazioni.

Diverse sono le applicazioni delle centraline TCU di Tempco per le applicazioni automotive, per cui supportiamo il cliente nella definizione del design e dell’ingegnerizzazione in ottica DFM (design for manufacturing), con l’obiettivo di raggiungere il perfetto equilibro e l’armonia su entrambi i fronti. Massimizzando la resa estetica e al contempo le prestazioni meccaniche e strutturali dei componenti.

Una promessa fatta al mare, primo rifornimento di idrogeno in porto

Nel cantiere Baglietto, realizzato presso il Porto di La Spezia, è avvenuto con successo lo scorso 1° aprile 2026 il primo test di rifornimento di idrogeno da un mezzo mobile in banchina a un’imbarcazione. Il test ha confermato la fattibilità del travaso di idrogeno a bassa pressione (30 bar), utilizzando un sistema di stoccaggio a bordo basato su idruri metallici, che nello specifico hanno dimostrato di poter garantire la sicurezza intrinseca di questo tipo di operazione.

Si tratta di un ulteriore importante tassello verso la realizzazione del progetto Bzero di Baglietto, una vera e propria ‘promessa fatta al mare’ dal costruttore, volta a implementare un modulo di produzione di idrogeno verde sui suoi yacht per la navigazione a zero emissioni. Utilizzando acqua di mare filtrata e deionizzata, Bzero potrà infatti produrre idrogeno con un grado di purezza di grado 5.0 a una pressione massima di 35 bar, utilizzando un sistema di elettrolizzatori AEM (per una potenza totale di circa 55 kW), alimentati principalmente da energia proveniente da fonti rinnovabili.

Immagine che illustra i sistemi di produzione di idrogeno verde mediante elettrolizzatori e le celle a combustibile per la navigazione a zero emissioni a bordo dello yacht Bzero di Baglietto.

Lo yacht a zero emissioni per la navigazione sostenibile di Baglietto sfrutta infatti il fotovoltaico per alimentare gli elettrolizzatori, che producono idrogeno verde direttamente dall’acqua di mare. Questi alimentano a loro volta un sistema di celle a combustibile PEM a bordo, abilitando la navigazione in modalità full-electric o ibrida. Il tipo di propulsione viene selezionata in automatico dagli avanzati sistemi di navigazione dello yacht per assicurare di volta in volta il massimo equilibrio tra prestazioni ed efficienza. I sistemi di raffreddamento forniti da Tempco, tra i partner del progetto, svolgono quindi un compito chiave in tutto il processo, ovvero la regolazione precisa, costante e affidabile della temperatura di tutti gli elementi di elettronica di potenza a bordo dello yacht.

Immagine che illustra lo yach Bzero di Baglietto per la navigazione a zero emissioni con le modalità di propulsione ibrida o full electric a idrogeno.

Scendendo più in dettaglio, come riportato nel sito di Baglietto, l’idrogeno prodotto viene immagazzinato allo stato solido, a bassa pressione e temperatura ambiente, all’interno di bombole di idruri metallici (stoccaggio MH). Il processo di stoccaggio e rilascio dell’idrogeno è gestito da un sistema di gestione termica che riscalda gli idruri metallici durante la scarica e li raffredda durante la ricarica. L’energia termica necessaria viene recuperata dal calore generato da un modulo a celle a combustibile di tipo PEM, di circa 185 kW, che utilizza l’idrogeno come combustibile per produrre energia elettrica a zero emissioni e zero rumore. La potenza generata viene regolata tramite un convertitore DC/DC su un bus centrale a 700 V DC, una soluzione già testata sugli yacht Baglietto dotati di tecnologia ibrida. Collegato in parallelo alla cella a combustibile sullo stesso bus è un set di batterie agli ioni di litio progettate per assorbire i picchi e le improvvise variazioni della domanda di energia da parte dell’utente.

Immagine del prototipo per i test delle operazioni per lo yacht a zero emissioni Bzero di Baglietto, costruito presso il Porto di La Spezia.

Le operazioni condotte nel prototipo creato in porto hanno l’obiettivo di ottimizzare gli aspetti tecnici per ottenere le necessarie certificazioni da parte di RINA, per le operazioni di rifornimento delle bombole di idrogeno e velocizzare la procedura, garantendo al contempo i più alti livelli di sicurezza del processo.

Fonte immagini: Baglietto Bzero